Tra visione e visionarietà. Di cosa parliamo quando parliamo di bellezza?



Un tempo la principessa Isabel si vide, in sogno, come una farfalla.

Si vide come una farfalla che volteggiava liberamente, e si divertiva.

Non sapeva di essere Isabel.

All'improvviso cominciò a percepire altre sensazioni, e si sentì di nuovo Isabel.

Tuttavia, non sapeva se era Isabel che si era vista in sogno come una farfalla, o se era la farfalla che si era vista in sogno come Isabel.

Poi questa sensazione cessò, Isabel si risvegliò e la realtà prese il sopravvento.

A quel punto Isabel rise di quello strano sogno, si diede dello sciocca a farsi suggestionare da questi scherzi della mente e si preparò ad affrontare il nuovo giorno con le sue sicurezze.

Stese le sue silenti ali e volò via.


Esiste un legame particolare tra una donna e i suoi capelli. E noi parrucchieri ci occupiamo di valorizzarlo, accompagnando le donne nella ricerca di una bellezza utile. Vale a dire una bellezza che non diventi gabbia, come è stato per il povero Narciso, innamorato di se stesso e annegato nell’adorazione del proprio riflesso.

Ma cos’è la bellezza? E in che direzione sta andando? Sono domande cui in tanti hanno provato a rispondere. Tra scienza, moda e arte.


Ci ha provato Leonardo Da Vinci, teorizzatore della sezione aurea che riconduce la bellezza a una formula matematica: 1,618. La divina proporzione. Se l’applichiamo a un volto, il rapporto aureo tra dimensione verticale e orizzontale diventa un’equazione precisa, per cui se la larghezza del volto è pari a 1, allora la lunghezza deve essere pari a 1,618. Ma siamo proprio sicuri che Leonardo avesse ragione? Di fatto – e per fortuna, aggiungo io – non funziona sempre così, perché la Natura ci vuole diversi, unici. Allora allunga un volto, ne allarga un altro, uno lo squadra, uno lo arrotonda, un altro lo rende spigoloso. È qui che interveniamo noi hairdesigner, esperti di face code, che studiamo e mappiamo i volti per incrociarne le caratteristiche fisiche con il progetto dei loro capelli, fatto di taglio, colore e styling. E quando ricreiamo con i capelli la divina proporzione, il rapporto aureo, ecco che succede la magia: l’attenzione dell’altro si focalizza subito al centro del volto, sullo sguardo della donna. Questa è la nostra missione.

Dunque, la bellezza non è questione di numeri. Era d’accordo anche Coco Chanel. Se immaginassimo di dialogare con lei, probabilmente la grande stilista francese, che ha rivoluzionato l’immagine femminile attraverso la moda, direbbe che una donna cambia i propri capelli non in base a un calcolo matematico ma per cambiare la propria storia. Del resto, lei ha liberato la donna da alcuni vincoli estetici importanti, per renderla indipendente, emancipata, moderna, persino spregiudicata rispetto alla tradizione. E ciò puntando su stile, design, moda e colore, che nella sua visione hanno ridisegnato e sempre ridisegneranno i codici della bellezza interpretando il sentimento del tempo.


Eppure una donna ancora più rivoluzionaria, reazionaria direi, come Frida Kahlo avrebbe da ridire anche su questo. Emblema, lei, di quanto la bellezza sia al di là dello specchio. Nella sua visione, la bellezza è un sentimento, è personalità. Ed è bellezza solo se trascende se stessa e rinvia a qualcosa di segreto, misterioso, profondo: la capacità di saper trasformare i propri punti deboli in punti di forza, mostrandoli persino con fierezza. Abitando il proprio corpo con gioia e sostenibilità, in modo da focalizzare l’attenzione su ciò che ognuno è e su ciò che ognuno ha.


La bellezza, quindi, sta nella libertà di essere ciò che si è e nel lusso di indossare se stessi, come mi piace dire. E sta nel sapersi rendere speciali, nel sentirsi speciali, anche nella normalità del quotidiano. Attraverso la bellezza del proprio spirito, quel non tangibile che è essenza pura dell’anima. Il livello massimo di bellezza, che definirei quindi bellezza "animica", e che chiede una consapevolezza superiore per essere raggiunta.



Quello che voglio dire è che Leonardo, Coco, Frida avevano tutti ragione in qualche modo. Ci propongono, infatti, tre verità che noi parrucchieri incontriamo in salone ogni giorno e che, in pratica, rappresentano tre diversi livelli di accesso alla bellezza, strettamente correlati al particolare stato d’animo che una donna sta vivendo in un determinato momento. La nostra arte sta lì, nel capire quando il sentirsi di una donna sta dentro una visione piuttosto che dentro un’altra. E nel vestire, di conseguenza, il suo volto in modo corrispondente all’anima che custodisce.



La nostra visione di hairdesigner, dunque, sta nel percepire il livello energetico di una donna, una vibrazione precisa, che è poi il motivo per cui è venuta al mondo. E il nostro gesto creativo non è mai fine a se stesso. Neanche quando diventa puro gesto artistico in occasione di eventi, show o sfilate. In questi casi – parlo per me, sicuramente – la visione viaggia tra l’onirico e il cinematografico, come quando al risveglio da un sogno cerchiamo di rintracciarne il significato, attraverso archetipi e simboli che esasperano un messaggio, un’idea, un’energia. In questi casi, extra-ordinari, le “sculture” di capelli che realizzo materializzano un livello di coscienza in un’immagine evocativa che non chiede spiegazione. Perché è emozione, sentimento. Pura visione e creatività. In una parola: farfalla.



Foto Fabio Izzo

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